Il paese delle ricevitorie

•agosto 23, 2012 • Lascia un commento

Mi chiedo, in ambito sportivo, di che cosa ci sia di più brutto di una partita falsata. Penso al caliente derby pugliese Bari Lecce del 15 maggio 2011. I padroni di casa quasi spacciati devono giocare “alla morte” per posticipare una retrocessione quasi scontata ma sopratutto devono giocare per un pubblico che, dopo una stagione di sofferenze sportive, chiede ai suoi beniamini di fermare la corsa verso la salvezza degli odiati cugini salentini. Finirà 2a0 per gli ospiti con il Bari in B e il Lecce virtualmente salvo.

Qualche mese dopo si scopre i giocatori del Bari si sono venduti la partita e che, di conseguenza, il Lecce si è comprato la salvezza. Si tratta solo di un episodio di un agire comune che non risparmia nessuna latitudine del belpaese. Da nord a sud si  “scopre” che la compravendita di partite fra “addetti ai lavori” è comune almeno quanto quella di calciatori come durante il calciomercato. Ci si aspetta indignazione invece vediamo marce di solidarietà, lacrime di coccodrillo, scuse futili e incatenamenti davanti a tribunali. Ascoltiamo dirigenti di importanti società parlare di “caccia alle streghe”, sparare a zero sulla magistratura sportiva e citare paragoni alquanto improbabili.

Da fuori potrebbe sembrare che a noi italiani piace essere presi per i fondelli, non sono dai nostri politici, ma pure dai nostri calciatori. Un “pensatore” del calibro di Gianluigi Buffon, portiere della Juventus e della Nazionale Italiana, ha parlato di “meglio due feriti che un morto” in riferimento alle combine di partite. In effetti da uno che ha un conto aperto di 1 milione e mezzo di euro con una ricevitoria di Parma forse non era lecito aspettarsi che queste dichiarazioni…ma dal padre di famiglia, dall’italiano medio, che dedica ore e denaro prezioso per seguire la propria squadra del cuore, un minimo di indignazione forse sarebbe stata salutare.

Calciopoli è finita in un bicchier d’acqua perchè la B per la Juve è stata come una caramella mentre i punti di penalizzazione a Milan e compagnia bella solletico. Calciopoli 2 si sta rivelando ancora più una farsa con squalifiche ridicole e penalizzazioni insignficanti. “Scommettiamo che” arriveremo a Calciopoli 3….

Nico

 

p.s. Antonio Conte in galera oleeeeeeeeeeee

Pensieri olimpici

•agosto 13, 2012 • Lascia un commento

Come la quasi totalità delle persone che hanno un blog anche io non potevo esimermi da dire la mia sui giochi olimpici di Londra che si sono appena conclusi.

Premetto che sono un calciofilo nel senso spirituale del termine: tradotto in italiano per me è più affascinante una gara della League 1 inglese (equivalente della nostra Lega Pro) che una qualsiasi gara di basket…per non parlare degli altri sport :-) . Quindi la mia conoscenza sulla quasi totalità degli altri sport è molto limitata (ma credo di essere in buona compagnia).

Voglio iniziare dalle cose positive. Innanzitutto, da spettatore e da regolare lettore di quotidiani mi pare che l’organizzazione sia stata praticamente perfetta. Gli inglesi hanno dimostrato di saperci fare ad organizzare i grandi eventi…la location di Londra poi, a mio parere la città migliore al mondo, ha fatto il resto. Lodevole il fatto di aver destinato come area olimpica la zona est della capitale, da sempre la più povera e arretrata…un bello stimolo per una delle aree più depresse del paese e una misura da copiare anche qui nell’Europa del sud dove al massimo in periferia ci destinano un campo rom.

Da spettatore e da abbonato SKY grandi complimenti per la copertura dell’evento fatta con completezza e professionalità (Caressa nel nuoto a parte che esaltava gli atleti italiani quando invece affondavano e si perdeva i record del mondo). Il mosaico, già sperimentato per il calcio, è stato il tocco in più. Gli ex atleti messi a commentare hanno dato il tocco amarcord che serve in questo genere di situazioni.

Ammetto anche di aver seguito con interesse le imprese degli arcieri italiani Frangilli, Galliazzo e Nespoli e la bravura (e grande forza di volontà) delle ragazze del fioretto. Ho massimo stima inoltre della canoista Josefa Idem che con 10 olimpiadi non può che essere considerata un totem per i Giochi.

Molte altre cose mi hanno lasciato dubbioso e altre cose mi hanno indignato.

Innanzitutto non considero “sport” tutte quelle discipline che prevedono un “giudizio” alla prestazione dell’atleta dato da una giuria di presunti esperti del settore. Mi chiedo come possa l’essere umano, fallibile, giudicare con imparzialità la prestazione di un altro essere umano. Al mondo tutto è in vendita e penso lo siano anche queste esotiche giurie.

Ginnastica artistica e ritmica, tuffi, dressage e compagnia bella sono molto belli da vedere ma a mio parere non dovrebbero essere equiparati agli altri sport e quindi non essere sport olimpici. Sono sicuramente praticati da atleti che ci dedicano tempo e dedizione ma in uno sport il vincitore dovrebbe essere designato dal “campo” non da un giudice (fallibile e magari corrotto).Ho letto che una cosa simile, ma in maniera più brutale, l’ha detta pure il buon Gramellini de “La Stampa”, subito rimbrottato da una delle graziose “farfalle azzurre” della ginnastica ritmica (a cui faccio i complimenti per il blog).

Grossi dubbi mi lascia anche la boxe…io ero rimasto che vinceva chi metteva ko l’avversario..poi ho visto il pugile Cammarelle surclassare un inglese nella finale dei pesi massimi e perdere la medaglia d’oro per “scelta tecnica” de giudice…bha….

Tra le cose che mi hanno indignato c’è senza dubbio il divismo (accompagnato dalla totale assenza di risultati) di certi atleti azzurri. Non capisco come la stampa nazionale e il buona parte degli italiani possano adulare in continuazione gente come Federica Pellegrini e Filippo Magnini che nello scorso anno hanno passato più tempo a fare spot televisivi o ad essere intervistati sulle riviste di gossip che in piscina ad allenarsi. I risultati sono stati a dir poco umilianti ma in televisione sentivo dire che bisogna solo ringraziare (e di che?) la Pellegrini. Questa gente spesso afferma di non voler essere considerata come i calciatori (famosi per feste e flirt) ma quale sarebbe la differenza?

Concludo parlando di Schwarzer…come al solito con fatti del genere il paese si è diviso tra colpevolisti e innocentisti. Premettendo che penso che il doping esista e sia molto diffuso (e che alcune nazioni quali USA, Cina e Russia ne facciano largo uso) in OGNI sport a livello agonistico e in molti pure a livello amatoriale trovo la sua sceneggiata in televisione riprovevole. Diffido da chi piange in diretta tv, le lacrime vere sono quelle davanti alle persone care o chiusi in una stanza…il resto è pura strategia mediatica…un modo per rimediare alla cazzata di essersi rovinati la carriera con le proprie mani….non facciamone una vittima per favore…le vittime, nel difficile periodo che stiamo vivendo, sono altre e non un ragazzo viziato che faceva la pubblicità dell’ovetto kinder.

Nico

Italia…ma quanto costi?

•agosto 10, 2012 • Lascia un commento

Rieccomi sul mio amato blog. Mi scuso con tutti voi followers per questa lunga astinenza dal pubblicare le mie opinioni in questo remoto angolo di web ma gli esami all’università, ormai terminati, hanno avuto il soppravvento su ogni altra abitudine 🙂

Visto il rovente clima agostano ho deciso di dedicare questo nuovo inizio (prometto…definitivo) a quanto sia caro trascorrere le vacanze nel Belpaese rispetto che all’estero.

Per cominciare qualche dato tratto da questo articolo di lastampa.it http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/465006/

In media in Italia una notte in hotel costa 64 euro contro i 29 della Spagna e i 36 della Grecia. E’ un dato che deve far riflettere. La nostra situazione economica, Grecia a parte, non è poi così distante da quella degli altri pigs, ma a differenza dei loro i nostri albergatori mantengono le tariffe pre crisi, anzi…le aumentano!

Per il particolare momento storico che sta vivendo il nostro paese (e anche per le bellezze che offre) quest’estate avevo deciso di passare le mie vacanze con la ragazza in Italia, in Puglia. Una settimana compresa di viaggio in macchina (con la benzina più cara di Europa), pernottamento (in un hotel senza pretese), vitto e extra vari sarebbe venuta a costare uno sproposito. Una settimana in Algarve (Portogallo) fra spiagge meravigliose, eccellente pesce, birre a prezzo stracciato e capatina nella splendida Siviglia è venuto a costare la metà!

Si dice che bisogna far girare l’economia, comprare italiano e tante belle parole ma nei fatti l’economia la devono sostenere solo determinate categorie di persone…quelle che spendono! Chi offre servizi sopravvive alla crisi sulle spalle altrui. Se il nostro patrimonio artistico, culturale e paesaggistico non è abbastanza valorizzato e come numero di visitatori siamo stati sorpassati (da anni ormai) da Spagna e Grecia è perchè in questo paese vige l’anarchia riguardo alla programmazione turistica. Ogni albergatore e ogni amministratore locale punto al profitto a breve termine invece che alla pianificazione futura. Invece che fare come in Grecia o in Spagna dove per fra fronte alla crisi gli albergatori hanno rinegoziato al ribasso le tariffe da noi si punta al soldo subito, facendo scappare i turisti, nostrani e stranieri.

Per far ripartire il paese, oltre alle dolorose riforme scritte a tavolino dai preparati burocrati di Roma, bisogna cambiare la mentalità di certe categorie che pensano che i sacrifici debbano sempre essere fatti dagli altri.

 

Nico

 

11 mesi da eurocrate…la mia vita dal profumo d’Europa

•gennaio 7, 2012 • Lascia un commento

Era il 10 febbraio 2011 quando per la prima volta nella mia vita entravo al Parlamento Europeo di Bruxelles. Ero da poche settimane a Bruxelles e avevo appuntamento alle 18e30…sono arrivato un’ora prima e ho aspettato fuori, nel gelo della capitale belga, per paura di arrivare tardi 🙂 La cosa che mi aveva colpito di più era l’immensità dell’edificio, sempre illuminato a giorno. E poi le bandiere dei 27 appena fuori all’ingresso Altiero Spinelli, simbolo dei 27 stati che compongono l’Unione.

Prima dell’appuntamento ho assistito alla mia prima conferenza: un incontro sulla lotta alla mafia, organizzato dal gruppo S&D, conclusosi con una bella rappresentazione teatrale dell’attore Marco Paolini. Ricordo la straordinaria sensazione di sedersi per la prima volta in una delle postazioni dell’aula A3G2 e vedere e ascoltare per la prima volta dal vivo personaggi politici che fino ad allora avevo visto solo in televisione. Il top è stato, salito al 15° piano ammirare la mia nuova città, Bruxelles, avvolta nel gelo invernale.

Una settimana dopo iniziava ufficialmente quella che, insieme al volontariato in India, considero l’esperienza più bella e formativa della mia giovane vita. Il mio primo compito è stato quello di tradurre dall’inglese all’italiano un videomessaggio di una deputata bulgara, l’ultimo assistere a una conferenza sulla fame del mondo in uno sciccoso hotel bruxellese. In mezzo decine di riunioni di commissione, di gruppo…e poi report, note, dossier ecc ecc. Il culmine dell’esperienza è stato sicuramente partecipare alla sessione plenaria di Strasburgo di novembre. Strasburgo è dove tutto il lavoro che si fa a Bruxelles si conclude. Per uno stagista è la ciliegina sulla torta senza cui l’esperienza non avrebbe lo stesso gusto.

La vita in ufficio ogni giorno era diversa ma mai banale. Il bello del lavorare in un ufficio come quello di P. è che non sai mai cosa può capitarti di dover fare. Mi è capitato di dover partire da un momento all’altro per una missione in Lussemburgo. Ho toccato con mano cosa vuol dire la Politica, quella con la P maiuscola. Ho assistito a incontri con pezzi grossi del mio partito, conosciuto retroscena sconosciuti ai più e mi sono innamorato ancora di più in quello in cui credo.

Può sembrare retorica o pomposità…ma entrare al P.E. alle 8e30 e uscirne alle 10 di sera lo consideravo una cosa bella. Ho cercato di apprendere il più possibile  ed estrapolare il meglio dalle tante persone che ho avuto il piacere di conoscere in questa straordinaria esperienza: assistenti, funzionari, lobbisti, deputati ecc. In questi 11 mesi ho provato a capire cosa è veramente quella cosa che per anni ho studiato sui libri universitari: l’Unione Europea. Cosa astratta e inutile per molti…criticata, a volte ferocemente, panacea di tutti i mali e ricettacolo di gente strapagata per girarsi i pollici.

Dopo 11 mesi non penso che l’Unione Europea così come è oggi sia perfetta, anzi. I processi decisionali sono troppo lunghi e complicati, ci sono sprechi evitabili e spesso c’è molta differenza tra quello che si decide e quello che poi veramente si fa. E’ pieno di figli di, amici di, conoscenti di ecc ecc. Ma anche di persone dal valore straordinario, di un livello di competenza eccelso e di una passione straordinaria. Come in tutte le cose della vita insomma. Purtroppo o per fortuna l’UE è il nostro presente e il nostro futuro. La soluzione alla crisi è più Europa e non meno. Lavorare nei palazzi del potere europeo mi ha fatto diventare fortemente europeista, come prima non ero mai stato.

Non sono mancati i momenti di piacere: gli straordinari buffet (di cui sono diventato uno dei maggiori conoscitori e fruitori), le chiaccherate sugli argomenti più disparati in ufficio o sul piano, gli aperitivi stagiare a Place Lux, il vedere dal vivo e cenare con Ligabue ecc ecc.

Sono stati 11 mesi che hanno cambiato il mio modo di vedere le cose, 11 mesi che mi hanno fatto capire cosa voglio essere. Lunedì ricomincia l’attività del Parlamento e mi fa effetto sapere di non essere presente. Ma tornerò, con le stesse motivazioni e lo stesso entusiasmo, per rincorrere e far si che il mio sogno diventi realtà. Ringrazio P. e sopratutto D. per l’opportunità che mi hanno concesso e per avermi insegnato il gusto del lavoro vero.

A’ la prochaine

 

Nico

 

Almanya – la mia famiglia va In Germania

•dicembre 24, 2011 • Lascia un commento

Con questo post inauguro la sezione “recensioni” del mio angolo di riflessione virtuale.

Stasera ho avuto il piacere di gustarmi al Conca Verde (che a mio modesto parere è il miglior cinema di Bergamo per rapporto qualità dei film/prezzo) il film “Almanya – la mia famiglia va in Germania”. Protagonista del film è Hüseyin Yilmaz, patriarca di una famiglia turca emigrata in Germania negli anni ‘60. Dopo una vita di sacrifici, ha finalmente realizzato il sogno di comprare una casa in Turchia e ora vorrebbe farsi accompagnare fin lì da figli e nipoti per risistemarla. Malgrado lo scetticismo iniziale, la famiglia al completo si mette in viaggio e alle nuove avventure nella terra d’origine si intrecciano i ricordi tragicomici dei primi anni in Germania, quando la nuova patria sembrava un posto assurdo in cui vivere. Lungo il tragitto, però, vengono a galla molti segreti del passato e del presente e tutta la famiglia si troverà ad affrontare la sfida più ardua: quella di restare unita.

Lo considero uno splendido ritratto dell’immigrazione…una lezione di storia col sorriso. Nella figura di Huseyin sono rappresentati quei migliaia e migliaia di uomini che ieri e oggi lasciano la loro terra alla ricerca di una vita migliore per loro e per la loro famiglia. Turchi…ma anche italiani, spagnoli, portoghesi, greci, polacchi…e oggi slavi, arabi, africani, cinesi, indiani. Il film descrive in maniera splendida cosa voglia dire essere stranieri nella propria patria…la sensazione che provano le seconde e le terze generazioni di immigrati nei paesi dell’Europa occidentale.

Il dilemma del nipote di Huseyin, se giocare nella squadra “tedesca” o in quella “turca”, è il dilemma di migliaia di giovani figli o nipoti di immigrati…integrarsi e dimenticarsi le proprie origini o viverle perseguendo le vecchie tradizioni.

Il film descrive la Germania di oggi, una Germania multietnica, consapevole di dover ringraziare le migliaia di lavoratori che le hanno permesso un rapido sviluppo economico e le hanno donato prosperità dopo gli anni bui delle guerre mondiali.

Questa pellicola è uno schiaffo ai razzisti e agli intolleranti…la rappresentazione di come sia complicata si, ma bella e affascinante anche, una società multietnica.

Mi piacerebbe che fra un cinepanettone e un panettone vero qualche italiano si gustasse questo film e aprisse gli occhi su quella che è la società dei nostri vicini europei, per non commettere gli stessi errori e per trarne i maggiori benefici.

Nico

Ius soli = civiltà

•novembre 23, 2011 • Lascia un commento

Una delle cose più brutte al mondo è sentirsi ospiti nel proprio paese. E’ questa la sensazione che provano decine di migliaia di bambini/ragazzi nati in Italia da coppie immigrate.

In Italia infatti vige lo “Ius sanguinis”: è cittadino italiano solo chi discende o è figlio di italiani. Differente dallo “Ius soli”, vigente ad esempio in paesi come USA o Francia; per cui è cittadino chiunque nasca sul suolo dello stato in questione, senza nessuna importanza per la nazionalità dei genitori.

Negli ultimi tempi va dato merito al Presidente della Repubblica Napolitano di avere preso in mano le redini di questa disgraziata italiana…si comporta da punto di riferimento e vera guida morale di una nazione allo sbando, economicamente e non.

Personalmente condivido appieno il suo appello a rendere formalmente italiani chi già nei fatti lo è. Un bambino che nasce in Italia, va a scuola nel nostro paese, cresce imparando la nostra cultura e parla la nostra lingua è un italiano a tutti gli effetti. Non ha senso aspettare che egli compia 18 anni…perchè tenere nel limbo bambini che sono italiani?perchè emarginarli?…perchè farli sentire diversi quando non lo sono?

Penso che lo Ius soli si un puro atto di civiltà, di buon senso e di coscienza storica. Che centra la storia? bè noi italiani dovremmo ricordare bene le peripezie dei nostri connazionali in Sud America, Usa, Australia o Germania. Oggi la stragrande maggioranza dei loro discendenti sono cittadini americani, australiani, argentini o tedeschi.

Le polemiche scatenate dagli esponenti della Lega Nord e da parte del PDL sono fuori dal mondo. Figlie di una concezione della cittadinanza e della società che non esiste più nei fatti…nemmeno in Italia. Invito i novelli difensori della razza italica (o ancora peggio “padana”) a farsi un giro negli asili o nelle scuole elementari delle città del Nord Italia. L’integrazione, spesso problematica con gli adulti, li è già una realtà…un movimento inarrestabile verso una società multietnica, come è già avvenuto negli altri paesi europei. Chi poi vede nella concessione della cittadinanza un “cavallo di troia” per portare nuovi elettori nel campo del centro-sinistra non ha capito nulla…basterebbe informarsi sull’emigrazione per sapere che molto spesso gli immigrati che si inseriscono tendono ad avere comportamenti “conservatori” nei confronti di chi si trova nella stessa loro situazione di un tempo…si tratta di una reazione naturale dettata dal timore di perdere il “privilegio” faticosamente acquisito e la voglia di sentirsi come gli altri.

Mi auguro che ai 100000 bambini che ogni anno nascono in Italia da coppie immigrate sia concessa la cittadinanza italiana…un puro e semplice atto di civiltà.

Nico

 


 

17 anni dopo: solo macerie. Grazie di niente Silvio

•novembre 12, 2011 • 1 commento

Era il 26 gennaio del 1994 quando, con un discorso quasi a reti unificate, Silvio Berlusconi annunciò il suo ingresso in politica. Io non avevo neanche 7 anni. Oggi, 12 novembre 2011, Berlusconi si è dimesso da Presidente del Consiglio, molto probabilmente per sempre. Oggi ho 24 anni.

In questi 17 anni, un tempo lunghissimo per una democrazia,ne abbiamo sentite e viste di tutti i colori. Le premesse erano buone: ad un’Italia ancora indignata da Tangentopoli e con i partiti storici in piena crisi di identità la discesa in campo di questo imprenditore di successo sembrava manna dal cielo. Prometteva una vera rivoluzione liberale: meno tasse, meno burocrazia, più lavoro, un nuovo miracolo economico ecc ecc. In questi 17 anni, vissuti da protagonista, nulla di quanto promesso ha realizzato. I suoi governi (1994-1996, 2001-2006 e 2008-2011) sono stati caratterizzati da tante leggi ad personam, da tante mancate riforme e dalla vanificazione di un sogno. Il sogno dell’uomo forte al potere, una riedificazione democratica del Duce mussoliniano, è meramente fallito. E fallita è pure la destra italiana…nella sua parte estrema (la Lega e i post fascisti) affondata con Berlusconi e nella sua parte moderata (liberali, post socialisti e democristiani) incapace di staccarsi dal famelico leader.

Berlusconi è riuscito nell’impresa di ridicolizzare il nostro paese davanti al mondo intero. Se prima eravamo famosi per l’arte, la pizza,e Benigni ora lo siamo per lui ed i suoi bunga bunga. Lui, e la sua squadra di incapaci, sono riusciti a portare la settima economia al mondo ad un passo dal default. Il paese dove sono nate le banche è stato di fatto commissariato dalla BCE  e dal FMI.

Per un certo periodo ho pensato che avesse vinto davvero lui…vedevo il mio paese immobile davanti alle sue malefatte, inconscio della situazione e assuefatto alle sue tv. I culi delle sue veline erano diventati più importanti delle pagine della nostra Costituzione. Aiutato da un opposizione composta all’80% da incapaci sembrava aver fatto il paese a sua immagine e somiglianza.

Per fortuna ultimamente si sono visti segni di riscossa civile…riscossa che insieme a una situazione economica semplicemente disastrosa lo hanno costretto alle dimissioni.

La storia ci insegna che ogni personaggio storico, nel bene o nel male, lascia un segno. In quest’Italia, 17 anni dopo la discesa in campo di Silvio Berlusconi, io vedo solo macerie. Grazie di niente Silvio…a mai più rivederci.

 

Nico

 

p.s. ora che hai smesso di fare danni al tuo paese (almeno di spera) fai un favore alla tua coscienza: fatti processare